Puntata 9 (giugno 2026). La prima ripresa pagata (e la prima fattura)
Il 12 giugno la proprietaria di un agriturismo a quaranta minuti da casa mi ha chiesto se facevo riprese aeree. Aveva visto un video che avevo pubblicato a maggio. Ho detto di sì con una sicurezza che non avevo, e nelle due settimane successive ho imparato che la parte difficile di un lavoro con il drone non è il volo.
Il sopralluogo che non avevo previsto di fare
Sono andato sul posto il 14, senza drone. Non per professionalità: perché non sapevo cosa promettere.
Sul posto ho trovato tre cose che dalle foto non si vedevano. Un cavo dell'elettricità che attraversa il vialetto a sei metri d'altezza - e i cavi sottili sono esattamente ciò che nessun sensore di ostacolo vede. Un'area con i tavoli occupata dagli ospiti a pranzo, cioè persone non coinvolte a distanza ravvicinata dal punto migliore per la ripresa. E una piccola area protetta a nord della proprietà, che sulla mappa delle zone geografiche è colorata e che dal cortile non si intuisce.
Da lì è nata la prima decisione seria: si vola alle sette e mezza del mattino, quando non c'è nessuno ai tavoli, la luce è radente e il vento è più calmo. Non era una scelta artistica, era l'unico modo per rispettare le distanze senza chiedere a dodici persone di spostarsi.
Il resto del metodo - shot list concordata prima, riprese ridondanti di ogni movimento, doppio backup in campo - l'ho copiato pari pari da chi lo fa di mestiere, e non ho niente di originale da aggiungere, se non che la shot list scritta ha evitato la discussione più prevedibile del mondo: "ma non avevi detto che facevi anche una ripresa dall'alto della piscina?".
Le facce
La questione privacy me l'ero immaginata come un fastidio formale. È invece il punto in cui ho lavorato di più.
Il ragionamento che ho dovuto fare è che un drone con la camera, quando riprende persone identificabili, targhe o l'ingresso di una casa, è a tutti gli effetti uno strumento di trattamento di dati personali. Finché filmavo per me e non pubblicavo, ero coperto dall'esenzione per uso personale. Nel momento in cui il video finisce sul sito di un'attività commerciale, quell'esenzione non c'è più.
Cosa ho fatto in concreto:
- ho concordato con la proprietaria un cartello all'ingresso e un'informativa per gli ospiti nei giorni delle riprese;
- ho volato quando non c'era nessuno, così il problema si è ridotto quasi a zero;
- ho ripreso solo la proprietà, tenendo fuori dall'inquadratura le case dei vicini e le loro pertinenze, che è la parte su cui si può finire nel penale e non solo nel sanzionatorio;
- in montaggio ho tagliato due sequenze in cui si riconoscevano due persone e una targa, invece di sfocarle: era più veloce e più pulito.
Il principio che ho tenuto come bussola è quello di minimizzazione: riprendere solo ciò che serve. E il punto che mi ha fatto più impressione, leggendo prima di firmare qualsiasi cosa, è che le sanzioni sulla protezione dei dati e quelle aeronautiche viaggiano su due binari distinti: sono cumulabili.
Il preventivo che ho scritto male
Ho chiesto una cifra bassa. Non è quello l'errore: l'errore è che ho quotato il volo.
Il conto che avevo in testa era "due ore sul posto". Il conto vero è stato: un sopralluogo di due ore, un'ora di verifiche su mappa e meteo, due mattine di riprese perché la prima aveva troppo vento in quota, sei ore di selezione e montaggio, una revisione richiesta dalla cliente, e la consegna in tre formati diversi perché il video le serviva anche verticale per i social. Il volo, dentro tutto questo, saranno stati cinquanta minuti.
La lezione, scritta sul quaderno in stampatello: il valore non è nel volo, è nel materiale che consegni. La seconda volta ho fatto un preventivo con le voci separate - sopralluogo, riprese, post-produzione, consegne aggiuntive, revisioni incluse - e non ho più avuto discussioni.
E la fattura?
Qui arriva la parte che mi ha tolto il sonno per una settimana. La proprietaria mi ha chiesto un documento fiscale. Io avevo un attestato A2, non una posizione fiscale.
La cosa da capire, e che nessuno mi aveva mai detto in modo chiaro, è che le due sfere non c'entrano niente l'una con l'altra. La normativa aeronautica dice chi può pilotare e in quali condizioni; non dice nulla su come ci si fa pagare. L'attestato non è un titolo abilitante alla professione né una licenza commerciale. Se l'attività diventa continuativa serve un inquadramento fiscale, e il codice di attività si sceglie in base al servizio che vendi - riprese, rilievi, ispezioni - non in base al fatto che usi un drone.
Non scrivo cosa ho fatto io perché sarebbe il consiglio peggiore possibile: ogni situazione è diversa e questa è informazione generale, non consulenza. Dico solo che ho passato una mattina da un commercialista, che è costata meno di quanto temessi, e che ci sono andato con le domande già scritte su un foglio: ha fatto la differenza tra una consulenza e una chiacchierata.
L'altra cosa che ho verificato prima di accettare: la mia polizza. Quella che avevo stipulato a settembre era per uso ricreativo. Un lavoro pagato non lo è. L'ho aggiornata prima di volare, e il costo è salito in modo sensibile - è normale, cambia il profilo del rischio.
Cosa mi porto da giugno
Che la prima ripresa pagata è stata il momento in cui il drone ha smesso di essere un hobby con delle regole ed è diventato un'attività con delle responsabilità. E che, di tutte le cose che ho dovuto imparare in quelle due settimane, esattamente zero riguardavano il pilotaggio.
Il mese prossimo tiro le somme dell'anno: quanto ho speso davvero, cosa rifarei e cosa no.
Due domande che mi sono fatto
Serve la partita IVA per farsi pagare una ripresa con il drone?
La normativa aeronautica non dice nulla in materia fiscale: l'attestato non è un titolo per fatturare. Se l'attività diventa continuativa, l'inquadramento fiscale va aperto e il codice ATECO si sceglie in base al servizio prestato. È informazione generale, non consulenza: per un caso concreto serve un commercialista.
Posso pubblicare un video girato con il drone in cui si vedono delle persone?
L'esenzione per uso esclusivamente personale copre le riprese in ambito privato non diffuse, e decade quando le immagini vengono pubblicate. Per un uso professionale servono una base giuridica, l'informativa e il principio di minimizzazione: riprendere solo ciò che serve, e sfocare o escludere il resto.