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Diario di un aspirante pilotascuola-droni.com

Puntata 7 (aprile 2026). L'esame A2 presso una Entità Riconosciuta

Angolo studio di casa con un portatile aperto, una webcam sopra lo schermo, un documento capovolto e un bicchiere d'acqua

Il 26 aprile 2026, alle dieci del mattino, ho fatto l'esame A2. Mi era rimasta in testa l'idea di una prova seria, in aula, con qualcuno che ti guarda male. È stata invece una cosa breve, ordinata e per certi versi anticlimatica: sessanta minuti a disposizione, ne ho usati ventisei.

Trovare l'Entità Riconosciuta

L'A2 non si fa sulla piattaforma dove avevo fatto l'A1/A3 a novembre. Si fa presso una Entità Riconosciuta, cioè un soggetto autorizzato dall'autorità a gestire le sessioni d'esame. La registrazione e il pagamento passano comunque dal portale dell'autorità, ma la sessione la organizza l'Entità.

Ne ho contattate tre. La cosa che ho imparato è che si assomigliano molto sulla sostanza - l'esame è lo stesso, il costo è lo stesso - e si distinguono su cose pratiche: quante sessioni programmano al mese, in che fascia oraria, quanto tempo passa tra la richiesta e la data disponibile, e quanto rispondono in fretta a una mail. Le sessioni si tengono nella fascia diurna, e in un paio di casi le prime date libere erano a cinque settimane. Ho scelto quella che mi ha risposto in mezza giornata dicendomi esattamente cosa avrei dovuto avere sottomano.

Le domande giuste da fare prima di prenotare esistono, ed è un elenco breve: io ho chiesto quasi tutto per caso e mi è andata bene.

I prerequisiti, ricontrollati il giorno prima

Erano gli stessi che avevo verificato a gennaio, ma li ho ricontrollati comunque, perché è il genere di cosa che fa saltare una prenotazione:

  • attestato A1/A3 conseguito e valido;
  • almeno quindici giorni trascorsi dal suo conseguimento;
  • dichiarazione dell'addestramento pratico in autoformazione svolto in condizioni A3, quella che avevo firmato il 15 marzo.

Nessun esame pratico, nessun volo di prova davanti a un esaminatore. Se ti sembra poco, è la stessa impressione che ho avuto io: tutta la sostanza pratica è nelle settimane che ti sei fatto da solo, e nessuno le verifica.

Come è fatto l'esame

ParametroValore
Domande30 a risposta multipla
Tempo60 minuti
Risposta esatta+2 punti
Risposta errata o non data0 punti
Sogliaalmeno 45 punti su 60
Tentativi inclusi5
Costo31 euro
Validità5 anni

La differenza più importante rispetto a novembre è nella terza riga: qui non c'è punteggio negativo. Sbagliare e lasciare in bianco valgono zero allo stesso modo. Cambia completamente la strategia: all'A1/A3 avevo lasciato una domanda in bianco per prudenza, all'A2 ho risposto a tutte, perché non rispondere non ha alcun vantaggio.

Ho chiuso a 52 punti su 60. Le due domande che so di aver sbagliato riguardavano entrambe le prestazioni del mezzo, e non è un caso.

Cosa chiedono davvero

Mi aspettavo un A1/A3 più difficile. È un'altra cosa. Le domande girano intorno a tre nuclei che si sentono chiaramente:

Meteorologia. Non nozioni da bollettino: effetti. Come cambia il comportamento del drone con il vento, perché la velocità del vento in quota non è quella che senti al suolo, cosa succede sottovento a un edificio, come si degrada la visibilità. È la materia che ho trovato più interessante e meno intuitiva.

Prestazioni del drone. Autonomia reale contro autonomia dichiarata, effetto della temperatura sulla batteria, densità dell'aria, margine di potenza, distanza necessaria per rientrare controvento. Qui il campo arato di marzo mi ha aiutato più di qualunque manuale: avevo visto con i miei occhi la differenza tra il numero sulla scatola e il cronometro.

Rischio a terra. Come si valuta chi c'è sotto e intorno, la distinzione tra persone coinvolte e non coinvolte, le distanze minime e il criterio proporzionale, il concetto di area di operazione. È la parte più vicina al motivo per cui l'A2 esiste.

Io ho studiato circa dodici ore in tre settimane, con la sensazione - poi confermata dalle domande - che la parte meteorologica valesse metà del tempo.

Due dettagli che ho scoperto dopo

Il primo: i 31 euro comprendono cinque tentativi, uno in più rispetto all'A1/A3. Se si esauriscono, si paga di nuovo dopo un intervallo di attesa. Sapere di avere cinque cartucce toglie l'ansia della prova unica, ed è la stessa filosofia dell'esame di novembre.

Il secondo, che mi ha sorpreso: al momento del rinnovo, tra cinque anni, non sarà necessario avere un A1/A3 ancora valido per rinnovare l'A2. È un chiarimento arrivato dall'autorità nel 2025 e vale la pena saperlo adesso, perché evita di pagare due esami quando ne basta uno.

Cosa mi porto da aprile

Che l'esame A2 non è un salto di livello: è un cambio di argomento. L'A1/A3 chiede di sapere cosa dicono le regole, l'A2 chiede di sapere cosa succede al drone. E che, di tutto il percorso, la parte che mi ha reso un pilota migliore non è stata nessuno dei due esami: sono state le quattordici mattine nel campo.

Un mese dopo ho finalmente comprato il drone che quell'attestato serve a usare, e ho scoperto che trenta metri sono molto più di quanto sembrino.

Due domande che mi sono fatto

Come è strutturato l'esame A2?

Trenta domande a risposta multipla in sessanta minuti. Una risposta esatta vale 2 punti, una sbagliata o non data vale zero: non c'è punteggio negativo. Servono almeno 45 punti su 60, cioè il 75 per cento. Il costo è di 31 euro e comprende cinque tentativi.

L'esame A2 prevede una prova pratica?

No. La parte pratica è l'addestramento in autoformazione, che il candidato dichiara di aver svolto in condizioni della sottocategoria A3. L'esame presso l'Entità Riconosciuta è solo teorico.