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Diario di un aspirante pilotascuola-droni.com

Puntata 6 (marzo 2026). Autoaddestramento in condizioni A3: cosa vuol dire davvero

Campo arato e vuoto a inizio primavera con un piccolo drone in volo basso, uno sgabello pieghevole e un quaderno aperto in primo piano

Fra la puntata di gennaio e questa ci sono due mesi di buco. Non è per pigrizia: è che febbraio l'ho passato quasi tutto a cercare un campo. La frase "addestramento pratico in condizioni operative della sottocategoria A3" mi era sembrata una formalità burocratica. È invece un problema di geografia, e in pianura padana è un problema serio.

Cosa vuol dire "condizioni A3", tradotto

Il regolamento europeo prevede che, per accedere all'esame A2, il candidato dichiari di essersi addestrato per conto proprio, e che lo abbia fatto nelle condizioni della sottocategoria più restrittiva. Che significa, nella pratica:

  • nessuna persona non coinvolta nell'area di operazione - non "poche persone lontane": nessuna;
  • distanza dalle aree residenziali, commerciali, industriali e ricreative, con il riferimento dei 150 metri della sottocategoria A3;
  • tutti i limiti generali della categoria Open che valgono sempre: 120 metri di quota, contatto visivo continuo, nessun sorvolo di assembramenti.

Sembra facile finché non apri la mappa satellitare e ti accorgi che intorno a casa tua, nel raggio di dieci chilometri, i posti che rispettano davvero le tre condizioni contemporaneamente sono tre. Di questi, uno è un campo coltivato in cui non ho il permesso di entrare, e uno confina con una pista ciclabile che il sabato pomeriggio è tutt'altro che vuota.

Ho finito per usare il terzo: un campo arato appena fuori da un paese, dove sono andato quattordici volte tra febbraio e marzo, quasi sempre di mattina presto in settimana. Le condizioni della sottocategoria A3 sono elencate una per una, con la tabella dei pesi e delle distanze, dentro la pagina sull'attestato A2 - spiegato bene qui - e ti consiglio di leggerle prima di scegliere il posto, non dopo aver fatto tre viaggi a vuoto come me.

Le manovre che ho ripetuto fino alla noia

Ho ripreso il programma che avevo cominciato a ottobre e l'ho portato avanti sul serio, con una regola: ogni sessione ha un solo obiettivo, e finisce quando la batteria finisce, non quando mi annoio.

Le prime quattro sessioni sono state sul controllo di base: hovering fermo, traslazioni con muso fisso, imbardate a novanta gradi con pausa stabile, e il famigerato volo con il muso rivolto verso di me. Su quest'ultimo ho scoperto che il trucco non è "pensare al contrario": è smettere di pensare in termini di destra e sinistra e cominciare a ragionare sulla direzione in cui il drone si allontana da me. Ci ho messo tre sessioni.

Dalla quinta in poi ho lavorato sulla coordinazione: il quadrato con orientamento fisso, poi il quadrato con il muso sempre nella direzione di marcia, poi il cerchio intorno a un punto con il muso puntato al centro. Il cerchio manuale è l'esercizio che mi ha fatto migliorare di più: obbliga a dosare due comandi contemporaneamente e in modo continuo, e non perdona le correzioni a scatti. La struttura è quella de le sessioni da cui sono partito, che avevo già usato in autunno per il puro divertimento e che a marzo ho ripreso con tutt'altro spirito.

Le ultime tre sessioni le ho dedicate alla parte che nessuno fa e che è la più utile: il degrado controllato. Rientro volontario da varie distanze e orientamenti, atterraggio in un punto designato con vento laterale, e - con molta cautela e in un campo enorme - volo con il mantenimento automatico di posizione disattivato, per capire cosa succede quando il drone comincia a derivare e devo correggere io. La prima volta è stata sgradevole. È anche l'unica cosa che, il giorno in cui il posizionamento satellitare farà i capricci, farà la differenza.

Il quaderno

Dalla terza sessione ho cominciato ad annotare. All'inizio per pignoleria, poi perché mi sono accorto che serviva.

Su ogni riga: data e ora, luogo, durata, quale batteria ho usato (le ho numerate con un pennarello), condizioni di vento e temperatura, l'obiettivo della sessione e cosa è andato storto. In fondo alla pagina, una riga di commento libero. In sei settimane sono venute fuori tre cose che non avrei mai notato a memoria: che con vento oltre i cinque metri al secondo la mia precisione crolla; che la batteria numero 2 rende sistematicamente meno delle altre; e che gli errori grossi li ho fatti tutti nell'ultimo terzo della sessione, quando ero stanco e volevo "chiudere bene".

In categoria Open non è obbligatorio tenerlo. Per chi opera in categoria Specific il discorso è diverso e la documentazione fa parte del mestiere: la struttura minima - e cosa distingue un quaderno personale dalla documentazione di un operatore - sta in cosa deve contenere un quaderno di volo. Io ho usato la versione ridotta, su carta, con la penna. Funziona.

La dichiarazione

Alla fine, l'adempimento vero e proprio è stato una casella da spuntare. Dichiaro di aver completato l'addestramento pratico in autoformazione nelle condizioni della sottocategoria A3. Nessun allegato, nessun quaderno da caricare, nessuna firma di un istruttore.

Ho firmato il 15 marzo, con quattordici sessioni alle spalle e ottantatré minuti di volo annotati in quel campo. Sospetto che qualcuno la spunti avendo fatto due voli in giardino, ed è tecnicamente possibile. Ma l'esame di aprile, che avevo immaginato come l'ostacolo, si è rivelato la parte facile proprio perché quelle settimane nel campo mi avevano dato una specie di intuito fisico per le domande su vento, prestazioni e distanze.

Nella prossima puntata: la prenotazione, il documento, trenta domande e sessanta minuti.

Due domande che mi sono fatto

Che cosa significa addestrarsi in condizioni A3?

Significa volare in un'area senza persone non coinvolte e a distanza dalle zone residenziali, commerciali, industriali e ricreative, con il riferimento dei 150 metri previsto per la sottocategoria A3. È la condizione in cui va svolto l'addestramento pratico in autoformazione richiesto per l'A2.

Il logbook è obbligatorio per chi vola in categoria Open?

In categoria Open non è un obbligo. È però lo strumento con cui si tiene traccia delle ore, delle batterie e della manutenzione, e resta il modo più semplice per dare sostanza alla dichiarazione di addestramento pratico che si presenta per l'A2.