Puntata 4 (dicembre 2025). Nebbia, freddo e batterie che durano la metà
Il 20 dicembre mi ero alzato alle sei per fotografare la nebbia da sopra. Avevo in testa un'immagine precisa: gli alberi che spuntano dal grigio, la luce radente. Sono tornato a casa alle otto senza uno scatto utilizzabile e con una batteria che si era spenta a metà volo. È stata l'uscita più istruttiva dell'anno.
L'errore numero uno: la nebbia non è uno sfondo
Il piano era volare dentro la scena, cioè salire sopra il banco di foschia. Ho decollato con visibilità stimata a occhio in ottanta metri. A quaranta metri di quota il drone era una macchia; a sessanta era sparito.
Qui non c'entra la prudenza personale, c'entra un obbligo. La categoria Open richiede il VLOS, il contatto visivo diretto e continuo con il drone, senza ausili ottici. Non "sapere dove è". Non "vederlo sullo schermo". Vederlo. Con la foschia quel requisito è saltato dopo venti secondi, e da quel momento in poi stavo semplicemente volando fuori dalle regole, con l'aggravante che non avrei visto arrivare nulla - un elicottero di soccorso, un altro drone, un uccello.
C'è anche un problema che non avevo previsto: l'umidità condensa sull'ottica e sui sensori. Il drone è rientrato con la lente appannata e i sensori di ostacolo praticamente ciechi, il che significa che le protezioni su cui contavo non stavano proteggendo niente.
La sintesi migliore che ho trovato dopo, e che avrei dovuto leggere prima di puntare la sveglia, è la spiegazione di quando la visibilità non basta più per il VLOS: il punto è che la soglia non la decide il drone, la decidi tu, e la decidi male perché da terra la nebbia sembra sempre più sottile di quanto sia in quota.
L'errore numero due: le batterie erano in macchina
La sera prima avevo caricato tutto e lasciato la borsa nel bagagliaio, perché così la mattina "ero pronto". Alle sei c'erano meno due gradi.
Il primo volo è durato poco più della metà del solito. Non per un guasto: al freddo le reazioni all'interno della batteria rallentano e la resistenza interna aumenta, quindi sotto carico la tensione crolla molto prima. Il firmware fa il suo mestiere e ordina il rientro o l'atterraggio quando vede la tensione scendere. Le percentuali precise variano parecchio con il tipo e l'età del pacco, ma l'ordine di grandezza che ho letto - perdita già evidente sotto i dieci gradi, riduzione anche di un quinto o un terzo sotto zero - corrisponde esattamente a quello che ho misurato in campo con il cronometro del telefono.
Le tre cose che ho cambiato dal volo successivo, e che da allora faccio sempre:
- Le batterie viaggiano addosso, non nel bagagliaio. In una tasca interna o in una borsa termica, portate intorno ai venti gradi prima di usarle.
- Un minuto di hovering basso prima di allontanarsi. La corrente scalda il pacco dall'interno e la tensione si stabilizza. Costa un minuto di autonomia e ne restituisce parecchi.
- Non si carica una batteria fredda. Se il pacco arriva dal gelo, aspetta che torni a temperatura ambiente prima di attaccarlo.
C'è poi la parte meno drammatica e più costosa nel lungo periodo: cosa fare dei pacchi quando l'uscita salta. Ho scoperto in ritardo che lasciarli carichi al cento per cento per settimane li invecchia, e che esiste una tensione di riposo a cui vanno riportati. Le regole di come si trattano le batterie sono noiose finché non ti trovi con un pacco gonfio in mano; a quel punto diventano molto interessanti, e non c'è recupero possibile.
La cosa che non sapevo sull'aria fredda
Aspettandomi il contrario, avevo pensato che il freddo aiutasse le prestazioni di volo. In parte è vero, e per una ragione che ho capito solo leggendo: l'aria fredda è più densa, e la spinta di un'elica è proporzionale alla densità dell'aria. A parità di giri, un'elica in aria fredda spinge di più.
Il problema è che quel vantaggio arriva dalla parte sbagliata del bilancio. Il motore ha più margine, ma la batteria ha meno energia disponibile: hai un drone più reattivo e più stupido sull'autonomia. È lo stesso meccanismo, ribaltato, per cui d'estate in quota si perde spinta - chi vola in montagna lo sa bene, e la spiegazione ordinata sta in l'effetto della temperatura sulle prestazioni, che mette insieme temperatura, umidità e quota in un unico ragionamento invece di tre.
Una novità di fine anno
In mezzo a tutto questo, a dicembre è arrivata la notizia che dal 15 gennaio cambieranno le tariffe del portale nazionale: l'abbonamento per la categoria Open passerà da 6 a 7 euro l'anno, con aumenti proporzionali sugli altri servizi. Un euro. L'ho segnato qui perché è il tipo di cosa che, in un diario, dà la misura di quanto costa davvero questo hobby rispetto a come lo si immagina da fuori.
Cosa mi porto da dicembre
Che la pianificazione meteo non è "controllare se piove". Ho imparato a guardare tre cose invece di una: la visibilità reale al suolo, la temperatura del punto di decollo, e il vento in quota, che non ha quasi mai a che fare con quello che senti sulla faccia.
E che l'uscita giusta, a dicembre, era quella che non ho fatto. A gennaio ho preso una decisione più grossa: puntare all'attestato A2, senza avere il drone per farne uso.
Due domande che mi sono fatto
Quanta autonomia si perde con il freddo?
Dipende dalla chimica e dall'età del pacco, quindi non esiste una percentuale valida per tutti. L'ordine di grandezza indicato dalle fonti tecniche è una perdita sensibile già sotto i 10 gradi e una riduzione che può arrivare al venti-trenta per cento sotto zero, con cali di tensione bruschi sotto carico.
Si può volare con la nebbia?
Il vincolo non è il meteo in sé ma il contatto visivo diretto e continuo con il drone, che è un requisito normativo. Se la foschia riduce la visibilità al punto da non permetterti di vedere il drone e il traffico circostante, quel volo non è consentito, a prescindere da come si comporta il mezzo.