Puntata 1 (settembre 2025). Ho comprato un drone e ho scoperto che non basta
Il 6 settembre 2025 ho comprato il mio primo drone. Ci ho messo tre settimane a decidere, ho letto recensioni per ore e alla fine ho scelto in base a un unico numero: 249 grammi. Sapevo che sotto i 250 succedeva qualcosa di buono dal punto di vista delle regole. Non sapevo cosa. Otto giorni dopo avevo capito che quel numero risolve una cosa sola, e ne lascia aperte almeno tre.
Il pomeriggio in cui ho scoperto di essere un "operatore"
Il primo volo l'ho fatto in giardino, ovviamente. Cinque minuti, hovering incerto, una foto storta del tetto. Poi, per curiosità, ho cercato in rete se dovessi fare qualcosa "tipo la targa". La risposta è che sì, esiste una registrazione, ma non riguarda il drone: riguarda me.
La distinzione mi ha spiazzato. Chi mette in volo un drone è un operatore UAS, e l'operatore si registra ottenendo un codice identificativo europeo di sedici caratteri che in Italia comincia per ITA. Quel codice va stampato e applicato su ogni drone che possiedi, sotto forma di QR code. Non è il drone a essere iscritto: sono io, e il codice mi segue.
L'obbligo scatta perché il mio drone ha una camera, cioè un sensore capace di raccogliere dati personali. Se fosse stato un modellino privo di sensori e sotto i 250 grammi, la registrazione non sarebbe servita. Con la camera sì, anche se il drone pesa come una mela.
La registrazione si fa online sul portale nazionale d-flight, con un abbonamento annuale: quando l'ho fatta io, a settembre 2025, il profilo Basic per la categoria Open costava 6 euro l'anno. Ho impiegato più tempo a trovare la stampante funzionante che a compilare il modulo. Se stai per farla, la procedura di registrazione passo passo spiega anche la differenza tra il QR code dell'operatore, obbligatorio, e quello del singolo drone, che in categoria Open non serve.
La domanda che facevo male
Per giorni ho continuato a chiedere in giro "ma serve il patentino?". È la domanda sbagliata, per due motivi.
Il primo è che "patentino" non esiste come termine ufficiale: si chiama attestato, o certificato di competenza, e ce ne sono di diversi tipi. Il secondo è che la risposta dipende dalla classe del drone, non dalla mia buona volontà. Il mio è marcato C0, cioè sotto i 250 grammi, e per volare in sottocategoria A1 con un C0 non è richiesto nessun esame: il regolamento chiede di conoscere il manuale del costruttore. Punto.
Il che è vero e insieme fuorviante. Perché non essere obbligati a studiare non significa poter fare quello che si vuole: i limiti della categoria Open valgono comunque. Massimo 120 metri di quota, contatto visivo continuo con il drone, mai sopra assembramenti di persone - e quel divieto non ha eccezioni, nemmeno per i droni piccolissimi. La pagina che ha chiarito la faccenda meglio di tutte è quella che spiega se sotto i 250 grammi serve davvero un attestato, e la sua conclusione è la stessa a cui sono arrivato con due settimane di ritardo: l'esame non è obbligatorio, ma è la cosa più economica che puoi fare per non combinare guai.
La polizza: la sorpresa vera
L'ho scoperto per caso, leggendo un forum. Volare senza copertura di responsabilità civile verso terzi non è consentito, e la regola non guarda al peso né allo scopo. Vale per il professionista con il mezzo da otto chili e vale per me con i miei 249 grammi in giardino.
Il riferimento è europeo - un regolamento del 2004 sui requisiti assicurativi - e il massimale minimo per gli aeromobili leggeri è espresso in Diritti Speciali di Prelievo: 750.000 DSP, che al cambio valgono all'incirca 900.000 euro. Cifra che, detta così, fa impressione. Poi ho chiesto un preventivo: per uso ricreativo si parte da qualche decina di euro l'anno.
Due cose che ho verificato prima di firmare, e che riporto perché ci avevo sbagliato entrambe:
- La polizza di casa non basta. La responsabilità civile della famiglia non copre un aeromobile. Serve un contratto specifico.
- "È un giocattolo" non è una difesa. Se sul manuale c'è scritto che l'età consigliata è 14 anni o più, non è un giocattolo ai sensi della direttiva europea: è un aeromobile.
Ho stipulato la polizza il 12 settembre. Se vuoi capire cosa guardare nelle condizioni, il punto di partenza è la spiegazione di cosa copre davvero una polizza per drone: io ho scelto guardando solo il prezzo, e non è stato brillante.
Il bilancio della prima settimana
Costo del drone a parte, le voci obbligatorie sono state due: l'abbonamento annuale al portale e la polizza. Meno di quanto spendo di caffè in un mese. Il tempo, invece, è stato tutto speso a cercare informazioni sparse e a distinguere le pagine aggiornate da quelle vecchie di cinque anni, che raccontano un mondo normativo che non esiste più.
Cosa mi porto dietro da settembre: comprare il drone è la parte facile e la meno importante. Il numero che conta non è quello sulla bilancia, è quello che ti dice cosa puoi fare con quel peso. E la registrazione non ti autorizza a niente: ti identifica soltanto.
Nella prossima puntata comincio a volare sul serio, e scopro che quattrocento metri da casa mia c'è una zona di cui ignoravo l'esistenza.
Due domande che mi sono fatto
Un drone sotto i 250 grammi si può usare senza esami?
Se è marcato in classe C0 non serve un attestato di competenza per volare in sottocategoria A1: basta conoscere il manuale del costruttore. Restano però la registrazione come operatore UAS, quando il drone ha una camera, e l'obbligo assicurativo.
L'assicurazione serve anche per un drone così piccolo?
Sì. L'orientamento italiano è che la responsabilità civile verso terzi vada coperta per qualsiasi drone e qualsiasi uso, incluso quello ricreativo. L'unica eccezione riguarda i veri droni-giocattolo conformi alla direttiva sui giocattoli.